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Inserimento alunni extracominitari nelle scuole comunali di Trieste PDF Stampa E-mail
Sabato 10 Novembre 2018 15:49

Trieste, 11/11/2018

Comunicato stampa

La scuola si presenta (Costituzione) come una delle prime istituzioni preposte a farsi carico dell’arrivo degli immigrati, per questo, ha dovuto e deve prevedere un grosso cambiamento, perché da una parte vede crescere gli alunni stranieri in maniera progressiva non più soltanto all’interno delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie, ma anche nelle secondarie di primo e secondo grado, dall’altra la grande denatalità degli italofoni. Dalle statistiche emerge che la scuola primaria sia quella che accoglie la maggior concentrazione di alunni immigrati.

In Friuli Venezia Giulia, con il cambio dei Podestà in diversi Comuni, sta prendendo piede, sventolando la bandiera della buona integrazione, vedi Monfalcone, la riduzione forzosa, e non capisco con quali norme lo possano fare, visto che gli enti locali non hanno questo potere per decidere nella scuola statale, le percentuali di accoglienza nelle aule di alunni extracomunitari. (Art. 7 - Legge 18 marzo 1968, n. 444). Inoltre, come mai i Dirigenti scolastici hanno sottoscritto accordi, quando le iscrizioni degli alunni dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria, ogni anno scolastico sono regolate da circolari emanate dal Miur e che tutti devono attenersi. Forse vista le grandi problematiche che vive la scuola statale in F.V.G. e non per colpa dei suoi operatori, il desiderio del fai da te si fa sempre più pregnante.

Leggo sul quotidiano il Piccolo, che anche a Trieste, la Giunta ha deciso di introdurre delle percentuali sul numero dei ragazzi extracomunitari da inserire nelle scuole comunali. Diversa è la questione perché il potere, in questo caso è di competenza del Sindaco.

La questione dell’immigrazione, pare che renda bene di popolarità, stare sui media e puntare l’indice sia fruttuoso in rappresentanza. In una citta stagliata nel mittloeuropeismo, dove l’integrazione dei popoli ha reso alla comunità triestina, che nel rispetto delle proprie prerogative etniche posizioni di riconoscimento molto alte in Europa. Prese di posizioni cosi anti europea, integrare non significa tagliare, che rasenta norme già viste è combattute, dà la sensazione di un ritorno, che bisogna respingere.

Utilizzare e alimentare paure sul diverso, rendono le relazioni specialmente fra i giovani molto difficili e e posizioni di pro e contro che non fanno bene al dibattito democratico, l’integrazione come scrive il sindaco vincolata ai posti di lavoro, si dimentica che l’intervento proposto, colpisce le famiglie che già lavorano nelle aziende triestine che di questi lavoratori hanno fortemente bisogno.

Ma la questione interessa non solo i lavoratori e le famiglie extracomunitarie, ma anche i lavoratori delle scuole comunali, specialmente per quelli ha tempo determinato, i quali in una situazione di forti cali di nascita e con la forte diminuzione obbligata di alunni extracomunitari, il Comune potrebbe formare meno sezioni e quindi meno rapporti di lavoro, con un risparmio delle casse comunali e qualche disoccupato in più.

L’invito al Sindaco è di rivedere la delibera perché il discernere fa parte dell’uomo, spero anche del Politico.

Donato Lamorte

Segretario generale Cisl Scuola FVG

 
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